inshallah

Nello specchio dell’excelsior colgo lo sguardo dei magrebini che salgono e scendono le scalinate rosse in moquette, sono sguardi curiosi, uno di loro, con un vassoio in mano si ferma, guardandoci sorseggia il suo caffè fumante.
Sono le 8 del mattino ed io e Sylvie, dopo la notte trascorsa stesi sulle poltrone della sala Roma stiamo praticando lo yoga.
La sera prima, durante le manovre alla partenza della motonave dalla banchina del porto di Genova, a situazione invertita, in quello stesso riflesso il mio sorriso si era incrociato con la loro pratica durante la preghiera della sera.
Lo stesso sorriso empatico lo ritrovo nel volto del nostro spettatore mentre mi risollevo dalla posizione del bambino, regalatoci, mente si defila lungo il corridoio che porta alle cabine.

Dalle televisini della sala poltrone, in diretta, il papa con il suo scettro e mantello apre la porta santa, nel trafiletto in sovrimpressione si legge : Donald Trump: se vengo eletto chiuderò le porte e vieterò l’ingresso negli USA ai mussulmani; in Francia, nelle amministrative, il fronte nazzionale vince il primo turno, Salvini compare con la felpa FRANCIA…

È così che cullato dalle onde del mare e frustrato da quelle radio il mio viaggio continua, chi lo avrebbe mai detto, sono passati 5 anni da quando, uscito dalla porta dello psichiatra, girando a sinistra, avevo deciso di abbandonare il mio Matrix, mollare tutto e partire.
Se esci e vai a destra entri in psichiatria, facendo ciò inizierai le terapie che conosci e diventerai realmente malato, se vai a sinistra e realizzi ciò che ti proponi di fare, con fatica, molta fatica, sarà la strada che ti condurrà alla guarigione.
Con queste parole il primario di psichiatria mi diede la sua benedizione e come Morpheus mi servi le due capsule, una rossa e l’altra blu.

Siamo partiti da Vicenza sabato 5 dicembre, la prima tappa, come da consuetudine dall’amico Paolo, il nostro alchimista di fiducia.
Arriviamo a Zevio VR poco dopo il sole che ci saluta a qualche chilometro dal paese delle mele.
Parcheggiamo le bici nel suo piccante giardino che, malgrado dicembre, ancora conta decine di piante con qualche peperoncino ritardatario che colora l’atmosfera nebbiosa con timidi colori di maturazione.
L’amico calabro da professionista dell’ospitalità e non solo svolge subito la sua mansione:
ho una sorpresa, sono pronti e non puoi fare a meno di portarli con te.
Sparisce un minuto e torna con diverse boccette con tappo dosatore conta gocce.
I fermentati sono pronti, più di un anno di fermentazione.
Si siede dall’alto capo del tavolo e comincia a scrivere le etichette adesive che man mano incolla nelle bottigliette.
Semi di pompelmo, melograno ed un mix, tutti preparati secondo la ricetta tradizionale ayurveda dei monaci buddisti Tailandesi.
Apro le bottigliette ed annuso, un forte odore d’aceto mi entra nel naso, lascio cadere una goccia sul palmo della mano ed assaggio il fermentato di semi di pompelmo.
È il più potente tra i fermentati, quello con un potenziale antibiotico più forte, tutti sono ricchi di batteri benefici, più di 600 e rafforzano il sistema immunitario, prendetene 4/5 gocce due volte al giorno come prevenzione, aumentate la dose se accusate qualche disturbo, questo tenetelo per le emergenze.
Finita l’alchimia dei liquidi arriva il turno delle polveri magiche, questo è il terzo anno che faccio parte dei privilegiati chef che ricevono in omaggio questa magia e, quest’anno oltre le 3 classiche polveri di peperoncino si aggiunge un ulteriore sorpresa!
Le classiche partendo dalla mia preferita: la verde da immaturi, che conta 110 varietà di peperoncino bio essiccato a 45 gradi centigradi, stesso numero per l’infuocata rossa e per la novità, un mix calibrato delle due, che Paolo sorprendendomi ha voluto chiamare PazzodaViaggiare, per ultima la più preziosa e fruttata gialla.

Ricambio l’impagabile generosità di Paolo ed Elisabetta con un cono d’ombra del nostro kit di pietre da viaggio.

La seconda tappa d’avvicinamento a Genova è il lago di Garda, Sirmione, dall’amica Elisa.
Nell’appartamento del complesso turistico ritroviamo anche sua madre conosciuta nella cena pro pozzi d’acqua di aprile in un altra seconda tappa, dopo quella del secondo, dopo quella del terzo… per arrivare per penultima a quella del viaggio in tandem verso Amsterdam di inizio anno.
Alla sera compare per salutarci anche l’istrionico ed esilarante Luca che ha ospitato la seconda cena di aprile.

La mattina a buon’ora dopo gli abbracci di rito salutiamo gli amici del lago, ed Elisa:
chissà magari a gennaio vi raggiungo in Senegal.
A Peschiera, mentre la fredda foschia lacustre del mattino si dirada, aspettiamo il regionale per Milano scaldandoci ai raggi del primo sole.
La mattina è iniziata nei migliori dei modi, in biglietteria il gentile addetto trenitalia sfata una mia convinzione:
Per la bici si paga la tratta minima, 3 euro in Lombardia; 3.50 nelle altre regioni, è la tratta minima, cioè la tariffa per un passeggero, mi pare 10 km; per un viaggio con vari cambi ovviamente vi conviene il giornaliero bici 3.50 euro.
Io avevo sempre pagato il trasporto bici più caro, la tariffa di mezzo passeggero; con l’aiuto di un altro ciclista riusciamo ad infilare le bici senza smontare le borse; Milano cambio treno ed in meno di 2 ore siamo a Genova.

Svolte le pratiche nella biglietteria del porto di Genova, le bici non pagano, ci rimangono 4/5 ore per visitare la meravigliosa ex repubblica marinara ; costeggiamo il porto e veniamo colti nella classica posizione inclinata da turista che osserva la città da tale posizione, un anziano che ci fa da cicerone:
quello che faticate a vedere tra i tralicci è il palazzo reale, da lì i Savoia raggiungevano il mare tramite una passerella, che gli conduceva fino agli edifici portuali alla vostra destra; hanno demolito tutto per costruire la sopraelevata.
Un triangolo di farinata, un trancio di focaccia e ci ritroviamo in fila per i controlli doganali prima dell’imbarco.

La sitazione nel piccolo prefabbricato è accalcata, fuori la pioggia ha cominciato a cadere e degli agenti di dogana nessuna traccia _ siamo due di pochi altri europei; nella fila di macchine in attesa dell’imbarco un panorama di portapacchi pieni.(, mi riportano la Simca carica di mio padre per andare a Cavalese d’estate, o forse del trasloco da Bolzano…)
Meno ediliaca la situazione là dentro, Ore 18.40, dopo un in terminata di attesa di alti, per noi di 40/50 minuti, conoscevo già il sosia: nel 2010 non c’era tutta sta fatica, sta fila, gli agenti mi chiamavano Ben Laden e volevano fare le foto con me; ora molti tornano.

Le donne erano tutte in fila sulla destra circondate da uomini , davanti a me una balaustra e 150/200 persone, non mi era molto chiaro come avrei raggiunto uno dei due buchi nel vetro che difendeva gli uffici. Era un via, vai, persone che scivolavano a dx ed a sx; qualcuno sbotta in arabo, il ragazzo accanto a me mi fa da traduttore e mi dice: si lamenta che c’è gente che vuole passare avanti e… sono alla sbarra con gli altri tre, quando finalmente arrivano; non so se io ho seguito Ben Laden, od, il traduttore abbia seguito me o viceversa, il fatto sta che sono andato a destra scivolando sulla sbarra della balaustra e seguendo la compagnia con Sylvie; ogn’uno per se stesso consci o no. Passi anche che man, mano, che avanzavo non comprendevo se quelli che tornavano avessero fatto il controllo tale la velocità del dietrofront; passi che ho mandato Sylvie a legare le bici sotto la pioggia , il fatto è che in poco tempo sospinto da una fiumana di persone di qualsiasi sesso_le donne non sono molte ed erano quasi tutte timbrate_ mi ritrovai colpevole davanti allo sportello e, mente una di loro con tono grave concretizzava il mio sospetto, come tutte le mani infilai i nostri passaporti . Il controllo un tuono di timbri, con un fantozianno infila batti e vai.
Quando esco ritrovo ancora li nel parcheggio i tre personaggi barbuti che avevo notato prima di infilarmi per il timbro. Non erano le barbe ma un insieme tra i lunghi e pesanti mantelli marroni, l’abbigliamento_che non riconoscevo come magrebino e la lunga collana che il più catalizzatore degli altri teneva nella mani, o più probabilmente il pensiero che loro stavano aspettando per evitare code e fraintendimenti.

Due giorni di traghetto, noi abbiamo optato per la soluzione più economica, poltrone 80 euro a testa.
Il secondo giorno l’uomo barbuto del deserto viene a fare la nostra conoscenza…