Amsterdam, Bretagna di casa in casa

Il tempo passa rapido, le giornate si accorciano ed io e Sylvie siamo in Bretagna.
Guardo fuori dalla finestra e sulla collina qui a Peillace soffia un gran vento e, come del resto in tutto questo agosto nel nord europa, fa freddo.
E’ cosi da quando siamo tornati dalla parentesi lavorativa a Madrid, un luglio a 40 gradi, giusti, giusti per la pratica del Bikram yoga, un po meno per il lavoro sui fornelli, mica per niente eravamo nel regno del gazpacho!

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Questa parentesi hot ha visto la sua brusca fine con l’atterraggio del nostro aereo ad Eindhoven, che ci aveva sorpreso con i suoi 13 gradi centigradi di fine luglio; facendoci subire uno schok termico con un salto della colonnina di mercurio da meno 25 gradi in 3 ore.
In quel tempo funesto una sola cosa accomunava i due opposti e rendeva, anche li nei Paesi Bassi, l’atmosfera caliente ; la fila di palloncini e bandiere colorate  ci segnalavano, che come noi, il gay pride si era trasferito dal centro della trasgressiva vita notturna europea alla più controllata libertà  del vizio in vetrina con calorifero della capitale Olandese.
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Amsterdam ci aveva accolto così paralizzata dalla tempesta più devastante degli ultimi non so quanti anni: tram bloccati da alberi sradicati, macchine schiacciate da tronchi… e così che ci ritrovammo circondati da un esilarante ed apocalittica giravolta aerea d’ombrelli scippati dalle mani dei passanti.

Assieme a molti altri tremolanti turisti in maniche corte non ci resto che annegare in 40 minuti di “passeggiata” per raggiungere l’appartamento che ci ospito per i quindici giorni della nostra permanenza.

Un ordinato bilocale arredato anni 70 al 5 piano un po fuori dall’agrodolce frenesia dei fumi turistici del centro città. Li avevamo ritrovato Irene, anche lei come Sylvie istruttrice di yoga, italiana che avevamo conosciuto di persona a Madrid e virtualmente qualche mese prima in un collegamento Skype a tre, lei ed Ale da Santa Barbara, io dalle Hawaii, od in Florida, non ricordo. Ci siamo stati bene in quella casa, un luogo che ci ha parlato molto, anche se con discrezione, della persona che regolarmente nel resto dell’anno ci abitava. Sono felice che per quel periodo l’abbia ceduta perché noi potessimo godere del suo rilassante stile senza volto e grato che Irene abbia deciso di condividerla con noi.

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Il giorno 6 Agosto il proprietario rientra e per rispettare il suo anonimato defiliamo il 5, Irene, che aveva finito il suo lavoro al TT yoga se ne era già andata qualche giorno prima in direzione Messico.

Il nostro tandem che avevamo lasciato in stallo alla nostra partenza per la Spagna al ristorante di Alfredo, l’agriturismo a pochi km da Delft del bellunese per cui avevo cucinato un paio di sere 5 anni fa ora è con noi e ci porta ad una trentina di km fuori Amsterdam.
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Passiamo una notte in cuouch surfing prima della cena pro pozzi che Zefea ha voluto organizzare nel suo appartamento di Amsterdam.
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Dopo le due allegre serate, la prima in una splendida casa con pontile sulle rive del lago Vinkeveense e la seconda sulla terrazza dove si è tenuta la cena PdV di Amsterdam… si riparte in bici per raggiungere la Bretagna.

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Altre case, altri campeggi selvaggi e non… i km passano veloci nel tratto pianeggiante, il primo dei 1000 km che ci separano dal paese di Sylvie.

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Nel bel mezzo del cammin della nostra via ci ritrovammo in una selva oscura…infatti a 500 km dal traguardo il 15 d’agosto il tecnologico cambio del nostro tandem esplode ed il ginocchio di Sylvie cigola.

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Smonta, monta, guarda, gira, fa, briga ci ritroviamo sul furgone del buon samaritano di turno in direzione campeggio nel meraviglioso paese di Treport.

Il 15,16 e 17 ci godiamo il campeggio sotto il solito celo plumbeo e cominciamo la ricerca del cuscinetto a sfere frullato da 2500 km x 150kg.

Il sogno di raggiungere in bici la Bretagna per il matrimonio di Thierry e Michel lentamente sfuma verso il bus dove a fatica riusciamo a far entrare il nostro ingombrante mezzo, treno, metro a Parigi, treno, macchina…

Guardo ancora fuori dalla finestra, mi liscio la barba ancora un po’ stordito dai bagordi del mio primo matrimonio arcobaleno, penso a com’è difficile passarvi l’emozione di questo viaggio ed includere tutti i suoi incontri: penso al grande Zarco, il marinaio iron man amante dell’Italia che ci ha ospitato e al nostro ingresso in Francia; penso alle decine di mucche che ci hanno risvegliato curiose nella nostra invasione di campo; penso alla gentile ciclo turista che al  campeggio ha curato Sylvie con le sue pillole omeopatiche; penso a tutte le persone che abbiamo incontrato in questi giorni in Bretagna, all’intervista di domani, alla nuova collaborazione con la casa di produzione quadra film per il loro progetto del road film la macchina perfetta…penso che ed ora di augurarvi buona cena…