Il Salvatore di cilisti

…14/5/2014

Il giardino è magnifico ed anche la, anzi le case sono fantastiche.
Salvatore mi dice : vedi quella cassetta nera di plastica, poi ti spiego.
Mi porta ad esplorare il giardino e mi presenta le sue dépendance, luna, sole e lo sciale.
Passiamo per il pollaio da cui prende due uova; poi la rimessa, l’orto.
Lui è istrionico, incontenibile, parla, racconta di incontri, persone, viaggiatori, e mi fa vedere decine di lavori da fare, mille idee, milioni di visioni, sogni.
Ci fermiamo ad ammirare il paesaggio dal giardino, dove delle pietre sono accatastate per realizzare delle panche.
Caria è in collina, appesa nella penisola, della penisola dice lui.
Ed in effetti è vero da qui su si vede il mare a destra, sinistra e dritti avanti a noi, nascosto dalla foschia si intravede Stromboli.
Tira vento e le parole di Salvatore continuano a viaggiare vorticose.
L’ho contattato attraverso un portale simile a choucsurfing ma dedicato al cicloturismo.
Lui non è proprio il prototipo del ciclista: sovrappeso ed un po’ affannato.
Mi accompagna nella mia casa in legno, cucina, camera, sala e bagno.
Mi fa vedere una lampada che non funziona.
Andiamo a mangiare a casa sua.
Ricapitolando casa padronale, sx rimessa, dritto giardino con tre alloggi, orto, vista meravigliosa…il paradiso!
La cena inizia leggera, varie verdure e uova sode, olive ed un bicchiere di vino di casa.
Prosegue con un andirivieni di credenze e cassetti che si aprono: vasetti, scatole, lardo, soppressate, formaggi.
Collasso a letto in preda ad un vortice di sensazioni, mente e pancia piena.
L’indomani mi sveglio verso le 9, sono solo, lui e sua moglie al lavoro.
Sulla tavola la borsa di provviste che mi ha lasciato.
Marmellate, pomodori, pasta, pane, birra…abbondanza.
Smonto la lampada e dopo un bel po’ di peripezie riesco a sistemare la molla  infilandola nel perno che si attacca alla corda…insomma un cavolo di interruttore complicato.
Dopo un oretta funziona.
Evviva faccio la seconda colazione ed esco a passeggiare.
Torno al bar di ieri sera per far due chiacchiere con il simpatico titolare che la sera prima mi aveva raccontato delle interessanti storie.
Non lo trovo, al suo posto un giovane, suo figlio, mi trattengo con lui.
Mi racconta l’abbandono del territorio, le discariche abusive, delle strade iniziate e mai finite, reperti archeologici scomparsi…insomma un bel mix di mal comune e poco gaudio.
Il giovane ne sa, sorridente ed è molto simpatico.
Torno: vento forte e nuvoloni che si stagliano fin giù all’orizzonte fin ad incontrare il mare.
Apro la rimessa e “sbrogliata” dalle altre con cui era accatastata spingo fuori la bici da viaggio un po’ arrugginita, un bianchi modello spillo, vintage, molto bella.
La porto vicino allo scialè e comincio a pulirla, non ha fatto molta strada ma ha visto molti ciclisti, viaggiatori che come me sono passati di qui.

Il giapponese che avevo incrociato l’anno prima sulla costa ionica, la coppia spagnola che gira in tandem con cui avevo scambiato qualche messaggio nel mio primo viaggio, e… così via molti altri ciclo turisti che per una via o per l’altra si sono ritrovati nel eden del cicloviaggiatore!
Fisso un po’ di viti e lubrifico la catena.
Alla sera verso le 17 torna Salvatore dal suo lavoro in banca.
Lo invito a fare una passeggiata in bici, lui mi carica in macchina e mi porta a fare i tour della zona.
Poco lontano ci fermiamo, camminiamo.
Mi racconta di re Italo: qui è nata l’Italia, questa è la terra più fertile del nostro paese, la vera culla del rinascimento; un luogo attraversato da mistici e viaggiatori.
Ci arrampichiamo su di una collina, lui ha un libro in mano.
Appena arriviamo me lo porge aperto.
Il sole sta bagnandosi nel mare, un forte vento freddo spazza l’erba alta che circonda il rudere di un antica e nobile abitazione.
Ci fermiamo e leggo.
Il testo mi immerge nell’atmosfera che sto vivendo, è un racconto di un viaggiatore dell’Ottocento.
Sento le parole attorno a me descrivere ciò che vedo e sento.
Sono fuori dal tempo, guardo il sole che scompare nell’orizzonte, il vulcano con il pennacchio, gli uccelli cantano ed il colore comincia lentamente a prendere i toni del grigio.
Tutto come descritto nel libro, guardo Salvatore e lo abbraccio.
Gli suggerisco di andare a trovare un suo amico, 2/3 giorni e di vivere la sua strada pedalando con la bici riparata, portando i suoi bagagli nella cassetta nera di plastica, come quella dei ragazzi australiani incrociati a Messina, come gli stessi ragazzi che pochi giorni prima del mio arrivo avevano dormito nel letto che poi avrebbe ristorato anche me.

“Dalle alture di Monteleone dove ero ritornato e da dove si gode una vista molto varia se non più ampia rispetto alle altre, lasciai cadere gli occhi sulla penisola e sul mare. Il sole al tramonto dorava i flutti e le montagne, la brezza marina mi portava i profumi degli aranci e dei gelsomini; gli usignoli cantavano nei boschi e lo Stromboli che avevo davanti fumava in mezzo alle onde. Il suo pennacchio bianco ondeggiava a piacere del vento nell’azzurro sempre più cupo della sera. Il suo cono bluastro si confuse ben presto con le tinte vaporose del tramonto, e il crepuscolo coprì a poco a poco e scolorò ogni cosa. L’atmosfera era morbida e limpida; impregnato d’aria e di profumi, ridiscesi in città alla luce di un brillante chiaro di luna.”
Charles Didier (Ginevra 1805 – Parigi 1864) Viaggio in Calabria (1830)

na vista molto varia se non più ampia rispetto alle altre, lasciai cadere gli occhi sulla penisola e sul mare. Il sole al tramonto dorava i flutti e le montagne, la brezza marina mi portava i profumi degli aranci e dei gelsomini; gli usignoli cantavano nei boschi e lo Stromboli che avevo davanti fumava in mezzo alle onde. Il suo pennacchio bianco ondeggiava a piacere del vento nell’azzurro sempre più cupo della sera. Il suo cono bluastro si confuse ben presto con le tinte vaporose del tramonto, e il crepuscolo coprì a poco a poco e scolorò ogni cosa. L’atmosfera era morbida e limpida; impregnato d’aria e di profumi, ridiscesi in città alla luce di un brillante chiaro di luna.”

Charles Didier (Ginevra 1805 – Parigi 1864) Viaggio in Calabria (1830)

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